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La seguente presentazione è stata esposta alla Nona Conferenza internazionale della Lci.

Solemn Promise
Dmitri Moor

Grandi sconvolgimenti sono alle porte, lo sappiamo tutti, ma il movimento operaio, a partire dalla sua avanguardia comunista, è del tutto impreparato ad affrontarli. Per decenni la sinistra si è adagiata nella democrazia liberale borghese, dimenticando i principi cardine della lotta di classe; per questo, l’impatto con la realtà sarà durissimo.

Ma c’è un altro lato della questione. Trotsky una volta scrisse:

“Ogni crisi profonda, economica, politica o militare, ha il suo lato positivo, in quanto mette alla prova tutti i vari valori e formule tradizionali, mettendo a nudo il marciume di quelli che servivano a mascherare le contraddizioni del ‘tempo di pace’, e spingendo così in avanti lo sviluppo generale.” (“Una lezione recente, ottobre 1938”)

Questo processo si sta già svolgendo sotto i nostri occhi. La crescente violenza degli eventi mondiali mette a nudo il marciume accumulato nel movimento operaio e tra le forze antimperialiste: lo dimostrano il collasso del regime bolivariano, il baratro davanti a cui si trova la Rivoluzione cubana, un movimento sindacale ridotto a guscio vuoto e una sinistra comunista impotente e frammentata.

All’interno del già debole spettro trotskista, la Lci è una forza numericamente minuscola. Quale ruolo possiamo assumere in un simile contesto? Questo è uno degli interrogativi centrali della nostra conferenza: capire come, nel pieno del tumulto globale e di una sinistra in crisi, sia possibile fare la nostra parte per “spingere in avanti lo sviluppo generale” del movimento.

La dinamica oggettiva degli eventi prepara enormi sconvolgimenti rivoluzionari. Questo è sicuro. Di fronte a queste ondate, il nostro compito è impedire che il movimento comunista resti prigioniero dei propri stessi errori. Al contrario, dobbiamo farci trovare pronti a contenderne la direzione politica.

Questo obiettivo si raggiungerà offrendo alla classe operaia una reale alternativa, capace di spezzare la falsa polarizzazione del sistema politico capitalista. Dobbiamo fare tesoro degli errori del passato per forgiare una tendenza rivoluzionaria, estenderla a livello internazionale e radicarla profondamente nel proletariato e tra le masse oppresse.

Questo è il compito della Lci. Non promette risultati mirabolanti o successi immediati, ma è l’unica prospettiva che giustifica la nostra esistenza come forza politica indi- pendente. È la via che ci arma della determinazione necessaria per resistere alle scosse future e prepararci a cogliere le prossime opportunità.

La crisi della sinistra rivoluzionaria

Great Moments in Leftism | United Front

Trotsky spiegò che “Il carattere scientifico del pensiero si manifesta nella sua corrispondenza al processo obiettivo e nella sua capacità a influire su questo processo e a regolarlo.” (Storia della rivoluzione russa, 1930).

Per orientare il corso della sinistra marxista, dobbiamo quindi rintracciarne le radici della crisi. Quali fattori oggettivi ne determinano l’attuale debolezza? A prima vista la risposta appare scontata: la sinistra è divisa perché la gente non va d’accordo. Ma questa spiegazione ci riporta al punto di partenza. Da dove nascono, allora, tali disaccordi, e perché continuano a tramandarsi di generazione in generazione?

La prima cosa da capire è che le numerose differenze ideologiche che dividono la sinistra non sono astratte, ma riflettono reali polarizzazioni di classe. Queste dispute, seppur spesso deformate, anticipano in forma embrionale i grandi conflitti sociali e le lotte di classe di ogni epoca.

Se da un lato i principi marxisti consentono di unire la classe operaia nel perseguimento dei suoi reali fini storici, l’adozione degli interessi borghesi ne provoca la divisione. L’adozione di interessi non proletari è la causa di fondo dell’insanabile frammentazione della sinistra marxista.

Un partito che adotta il nazionalismo allontanerà i lavoratori di altre nazioni. Un partito che rifiuta di lottare contro le discriminazioni subite dalle minoranze sarà evitato dai più oppressi. Un partito che fa suo il femminismo finirà per frammentarsi lungo linee moraliste. A ogni cedimento in un senso seguono errori in senso opposto che generano un ciclo continuo di scissioni e fratture.

A rendere difficile la comprensione di questo fenomeno è la stratificazione generazionale degli errori passati all’interno delle varie correnti marxiste. Le divisioni tra trotskisti, stalinisti, maoisti e persino hoxhaisti riflettono storici scontri di interessi e programmi; tuttavia, più ci si allontana dagli eventi originari, più queste fratture perdono di significato.

A dimostrarlo è il fatto che tutte le correnti marxiste si polarizzano oggi sugli stessi temi: la guerra in Ucraina, l’imperialismo, la questione nazionale e le politiche identitarie. Nessuna delle diverse tradizioni riesce a offrire una risposta unificata alle grandi domande della nostra epoca. Il punto non è che le dispute del passato non contino (e noi continueremo a difendere la tradizione trotskista) ma che gli attuali steccati ideologici tra marxisti sono anacronismi che mascherano, anziché chiarire, i nodi di classe cruciali che il movimento deve affrontare oggi.

Gli errori delle altre tendenze riguardo la direzione rivoluzionaria

Karl Marx
Richard Beard

I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo.

—Karl Marx, “Tesi su Feuerbach” (1845)

Prima di analizzare come superare questo caos, vorrei dire due parole sulle altre spiegazioni esistenti sulla crisi di direzione rivoluzionaria. In genere si commettono due errori speculari: il primo riduce la direzione rivoluzionaria a meri fattori oggettivi; il secondo la confina a idee astratte, separate dalla pratica.

Le espressioni di questa prima tendenza emergono in formazioni come Lutte Ouvrière, o la nostra stessa organizzazione in passato. Ovviamente, i rapporti di forza tra le classi, il livello a lotta di classe e il grado di coscienza del proletariato sono cruciali nel determinare l’influenza dei rivoluzionari. Tuttavia, insistere sul fattore oggettivo a scapito di ogni altro elemento riduce l’attività dei rivoluzionari all’attesa di un cambiamento. Il risultato è il fatalismo e la passività.

Sul versante opposto, la tendenza idealista legata al cosiddetto “partitismo” sostiene una tesi differente: ritiene che l’accordo su un programma minimo comune e la condivisione di una cultura democratica bastino a unire i vari gruppi marxisti. Ma come ho già detto, le diverse correnti politiche in lotta tra loro riflettono interessi di classe o settoriali tra loro conflittuali. L’unificazione può avvenire soltanto superando questi conflitti, non spazzandoli sotto il tappeto in nome di formule e principi astratti.

La maggior parte delle organizzazioni condivide questo approccio idealista, ma a differenza dei “partitisti” tende a negare la crisi del movimento comunista. Gruppi come l’Internazionale comunista rivoluzionaria e quasi tutte le altre tendenze, si autoproclamano custodi dell’unico filo conduttore ininterrotto del marxismo. Per queste formazioni, la crisi di direzione si riduce alla mera debolezza numerica delle proprie forze. Di conseguenza, la loro azione si focalizza in modo ossessivo sul reclutamento. Invece di usare il marxismo come strumento per far avanzare la lotta di classe, riducono quest’ultima a una semplice arena in cui arruolare membri alla propria “corretta” dottrina.

Il marxismo, partendo dall’analisi della realtà oggettiva, elabora delle idee che si possono usare per cambiare questa realtà. Quindi, è del tutto antitetico al marxismo spiegare la crisi del movimento rivoluzionario sulla base di idee astratte dalla realtà o dare la colpa alla realtà oggettiva senza fornire un programma per cambiarla.

Sciogliere i nodi politici

Pro-imperialist cheerleaders for Ukraine and “anti-imperialist” cheerleaders for Russia
Bjanka Kadic; RT

Dagli sbandieratori filo-imperialisti per l’Ucraina ai fan della Russia, le divisioni nella sinistra riflettono dei conflitti sociali reali.

Chiarito che le divisioni nel movimento operaio riflettono reali conflitti sociali, e smontate alcune concezioni errate sulla direzione rivoluzionaria, possiamo iniziare a cercare le soluzioni.

In primo luogo, dobbiamo capire come superare il ciclo infernale di scissioni negative e polarizzazioni all’interno della sinistra. La risposta a questa domanda è ancora una volta elementare: rompere con ogni forma di ideologia borghese. Ora, non liquidatemi subito. So che è una caricatura quando i piccoli gruppi proclamano di aver rotto una volta per tutte con il riformismo in modo unico al mondo. Non è qui che voglio arrivare.

Proclamare astrattamente la propria rottura con l’ideologia borghese non ha senso. La Lci non avanza questa pretesa. Cerchiamo al contrario di proporre un metodo in grado di superare le polarizzazioni borghesi reazionarie.

Di norma, ogni conflitto politico pone la classe operaia di fronte a due alternative borghesi. Che si tratti di una guerra, di uno sciopero o di una spinosa questione sociale, i rivoluzionari devono elaborare una soluzione proletaria indipendente, capace di superare questa falsa scelta. Il nostro punto di partenza deve sempre essere la lotta per l’affermazione di un’alternativa di classe contrapposta a tutte le opzioni dominanti. Se si perde di vista questo obiettivo, riducendo la nostra azione ad un semplice tentativo di influenzare le forze esistenti, cessiamo di agire come fattore proletario indipendente.

Detto questo, sarebbe un grave errore dipingere tutte le dispute che coinvolgono programmi borghesi come ugualmente reazionarie. La classe operaia deve spesso schierarsi in tali conflitti. Nella guerra contro l’Iran, come in tutte le guerre di aggressione imperialista, l’unico modo per unire la classe operaia si basa sulla difesa della nazione oppressa, in questo caso l’Iran. La posizione che assumiamo in qualsiasi conflitto deve sempre essere guidata da ciò che fa avanzare gli interessi del proletariato nel suo complesso, e non di un settore della classe a scapito di un altro.

Molti marxisti però si fermano qui: si schierano, proclamano la propria indipendenza politica e lanciano parole d’ordine rivoluzionarie. Ma per essere una direzione rivoluzionaria non basta schierarsi dalla parte giusta. E’ essenziale cercare anche di superare i limiti imposti dalle direzioni borghesi alle cause progressiste. Nella lotta per la liberazione trans, ad esempio, l’opposizione alle Terf è imprescindibile, ma per far avanzare il movimento nel mezzo dell’ondata reazionaria attuale occorre condurre una dura lotta contro l’ideologia liberale che egemonizza il movimento. Non si tratta di ripetere formule astratte sulla fine della divisione di genere sotto il comunismo (anche se ovviamente siamo d’accordo), ma dimostrare concretamente come il marxismo sia lo strumento necessario per portare avanti la lotta delle persone trans.

La vera sfida sta nell’elaborare una strategia capace di mettere efficacemente in discussione le direzioni esistenti. Per imporre una soluzione di classe, occorre analizzare le contraddizioni interne a ogni conflitto, separando gli interessi reazionari della borghesia dalle legittime aspirazioni sociali delle masse. Un compito che può apparire lineare in astratto, ma che nella prassi costituisce il nodo più complesso della politica rivoluzionaria.

Nella guerra tra Russia e Ucraina, entrambe le parti perseguono obiettivi reazionari, pur facendo leva su rivendicazioni legittime. La Russia reagisce a decenni di aggressione occidentale e alla discriminazione delle minoranze russofone perpetrata dal regime post-Maidan. L’Ucraina, dal canto suo, ha il diritto di difendere il proprio diritto all’esistenza nazionale contro l’invasione russa. Per superare la polarizzazione reazionaria tra i lavoratori russi e ucraini, occorre far leva sul ruolo progressista delle rispettive aspirazioni, dimostrando come la strategia delle rispettive borghesie sia incapace di soddisfarle. Per l’Ucraina, l’allineamento con l’Occidente e la pretesa di riconquistare territori a maggioranza russa minano la stessa sopravvivenza nazionale. Per la Russia, l’oppressione degli ucraini indebolisce la lotta contro l’imperialismo occidentale, esasperando in modo permanente gli antagonismi nazionali.

Questo metodo è essenziale affinché la classe operaia affermi i propri interessi, liberandosi dall’obbligo di scegliere tra opzioni ugualmente reazionarie. Non si tratta di una formula magica, poiché la realtà materiale è sempre più complessa di qualsiasi schema teorico. Tuttavia, è certo che senza lo sforzo consapevole di offrire soluzioni di classe alle polarizzazioni sociali, non può esistere alcuna direzione rivoluzionaria e non si possono superare le divisioni in seno alla sinistra marxista.

La dinamica degli eventi mondiali

Ho sostenuto la validità della metodologia di fondo della Lci e spiegato come potrebbe contribuire a superare molte divisioni della sinistra. Ma sappiamo tutti che non basta avere delle idee giuste: bisogna che queste idee vengano fatte proprie da altri. Date le nostre attuali dimensioni, sorge spontaneo l’interrogativo su come possiamo sperare di esercitare un’influenza decisiva sulle altre correnti marxiste e, a maggior ragione, sullo scontro di classe. Per rispondere, occorre proiettare i compiti dell’organizzazione oltre i suoi attuali confini, collocando la nostra tendenza politica sullo sfondo dei grandi eventi mondiali.

La nostra convinzione non dipende dal numero dei militanti, dalle loro capacità o dalle nostre risorse, ma dalle dinamiche stesse della lotta di classe. La nostra linea politica offre una soluzione alla principale contraddizione di oggi: da un lato, l’impero americano trascina il mondo nella barbarie per difendere la propria egemonia; dall’altro, manca ancora una forza che sia disposta e capace di guidare questo processo verso un esito progressista.

Saranno gli eventi a dimostrare l’urgenza di sconfiggere l’imperialismo americano e l’insufficienza di qualsiasi via d’uscita non rivoluzionaria. Davanti a questa crescente contraddizione, la situazione oggettiva imporrà un’alternativa indipendente della classe operaia. Ecco perché, nonostante le nostre forze attuali siano ancora minuscole, guardiamo con fiducia al nostro potenziale politico.

Non pensiamo che la storia confermerà il nostro programma in modo meccanico o automatico, pretesa che accomuna molte tendenze marxiste. La nostra convinzione poggia su basi più salde: il nostro programma risponde a una contraddizione di fondo che lo sviluppo oggettivo degli eventi riporterà inevitabilmente in primo piano.

Ma non c’è spazio per il compiacimento. Se l’esperienza della Guerra Fredda insegna qualcosa, è che le sole spinte oggettive non bastano. C’era un bisogno vitale di una via d’uscita rivoluzionaria alla polarizzazione tra stalinismo e imperialismo, eppure il movimento trotskista ha mancato il suo appuntamento con la storia. La storia offre delle opportunità, ma non le coglie al posto nostro. Diventa quindi fondamentale costruire uno strumento politico concreto, che sia il motore vivente del programma rivoluzionario.

Dalla teoria alla pratica: costruire la Lci

Spezzone spartachista ad una manifestazione per la Palestina a Londra
Workers Hammer

Spezzone spartachista ad una manifestazione per la Palestina a Londra, durante la guerra dei Dodici giorni contro l’Iran, giugno 2025.

Fin qui ho voluto tracciare il quadro politico complessivo che deve guidare la nostra attività, cercando di mostrare come può contribuire la Lci a superare la sfida storica del nostro movimento. Questa consapevolezza è fondamentale per dare un senso ai nostri sforzi e ai sacrifici che i tempi difficili ci impongono. Ora, però, dobbiamo passare dal generale al particolare, concentrandoci su come far avanzare concretamente la nostra causa con le forze che abbiamo a disposizione.

Prima di decidere cosa fare, dobbiamo guardare in faccia onestamente la realtà. Nel saggio del 1936 “Politica marxista o combinazioni senza principi?”, Max Shachtman descrisse le tre tappe fondamentali che scandiscono l’evoluzione di un’organizzazione rivoluzionaria:

“Un gruppo di propaganda, concentrato a consolidare i primi quadri attorno a principi ben definiti. Poi una fase di transizione, in cui l’organizzazione si attiva per diventare un movimento di massa. Infine, un movimento più ampio, che non si limita a definirsi partito ma che è capace di assumersi le responsabilità di un’organizzazione che sostiene di difendere gli interessi sia quotidiani sia storici del proletariato.”

La Lci si trova oggi in una posizione contraddittoria: siamo un’organizzazione vecchia, ma che ha conosciuto un profondo rinnovamento. Sotto molti aspetti, siamo ancora nelle fasi iniziali del nostro sviluppo. Se da un lato la maggior parte della nostra base è composta da compagni anziani che hanno dedicato la vita alla costruzione del partito, e stiamo solo oggi formando una nuova leva di giovani quadri dirigenti, dall’altro abbiamo già avviato interventi significativi in un numero crescente di lotte, dalle campagne di difesa agli scioperi, fino a piccole iniziative di fronte unico.

La nostra posizione complessiva è quanto mai delicata. Si vede anche in questa conferenza: siamo politicamente maturi, ma organizzativamente ai primi passi.

Proprio perché le nostre forze sono ridotte, il contributo di ogni compagno è vitale. Se dovessimo perdere anche solo pochi compagni in alcuni ambiti chiave, subiremmo una grave battuta d’arresto Ma il caos politico che attraversa la sinistra ci offre opportunità che potrebbero portare a una rapida trasformazione del nostro partito. I nostri recenti interventi ci hanno dato una visibilità mai avuta prima. Ma questa non si è ancora concretizzata in reali progressi organizzativi.

Ai compagni che condividono le nostre prospettive di fondo chiediamo di unirsi a noi e dare il proprio contributo dentro la Lci. Una tendenza rivoluzionaria non si costruisce da sola: ha bisogno di un’organizzazione strutturata che la trasformi in una forza materiale nella lotta di classe, capace di incidere concretamente sul corso degli eventi.

Conclusione: che volto dare al raggruppamento rivoluzionario?

La fondazione del Comintern: il più grande raggruppamento rivoluzionario della storia.
Sergey Ivanovich Ivanov

La fondazione del Comintern: il più grande raggruppamento rivoluzionario della storia.

Voglio chiudere questo intervento concentrandomi sul tema del raggruppamento rivoluzionario. Davanti alla frammentazione della sinistra marxista e ai grandi scossoni internazionali che ci attendono, questo nodo viene spinto sempre più in primo piano. Ma un conto è ammettere a parole la necessità del raggruppamento; un altro è capire come tradurlo in pratica.

Attualmente, la crisi della sinistra marxista non favorisce un ampio raggruppamento di forze. Semmai, assistiamo a una spinta marcata verso la frammentazione e il settarismo. Tuttavia, si intravede l’inizio di una controtendenza: singoli militanti, gruppi e partiti stanno traendo i giusti insegnamenti dalla fase attuale e cercano una via d’uscita. In questo strato risiede un reale potenziale di raggruppamento, ma dobbiamo essere molto lucidi sulle sue dimensioni: per il momento, parliamo di una piccola minoranza.

Questi piccoli raggruppamenti iniziali devono essere visti come passi per costruire una leva capace di produrre in seguito riallineamenti reali molto più grandi all’interno del nostro movimento. Se tutto questo suona piuttosto ambizioso, la domanda ovvia diventa: da dove iniziamo concretamente?

Abbiamo visto come la crisi di direzione nasca dall’assenza di una solida base proletaria. Ne consegue che non può esserci alcuna soluzione senza il radicamento di una tendenza rivoluzionaria all’interno della classe operaia stessa. È proprio questo fattore che darà forza sociale e coerenza politica alla sinistra marxista: senza di esso, siamo destinati a rimanere piccoli circoli intellettuali che si limitano a giocare con le parole. In questo senso, il nostro lavoro industriale non è importante solo per le lotte immediate che conduciamo o perché approfondisce la comprensione della realtà del nostro partito; è essenziale perché rappresenta l’unica via per costruire una tendenza rivoluzionaria che abbia le sue radici nell’avanguardia operaia. I successi in questo campo non arriveranno facilmente, ma possono trasformare radicalmente la natura stessa del nostro movimento.

Abbiamo inoltre visto che la crisi dell’imperialismo sarà il fattore trainante per la crescita di una tendenza rivoluzionaria. Una reale prospettiva di raggruppamento rivoluzionario deve puntare a spostare del tutto il baricentro della sinistra internazionale fuori dai paesi occidentali, rivolgendosi ai milioni di oppressi che vivono sotto il tallone del dominio imperialista. Le risorse (poche, ma proporzionalmente importanti), che sono a disposizione dei marxisti in Occidente devono essere sfruttate a fondo per far avanzare il movimento nel Sud globale.

Infine, quando pensiamo al raggruppamento rivoluzionario, dobbiamo fare riferimento al più grande esempio della storia: la fondazione della Terza Internazionale. Sebbene la Prima guerra mondiale e la Rivoluzione Russa siano state i catalizzatori di quella storica impresa, capace di unire i rivoluzionari su una scala internazionale senza precedenti, quel traguardo fu preparato dalla lunga e paziente lotta del Partito bolscevico russo.

Per nostra fortuna, non siamo i primi a muoverci in uno scenario del genere. In “L’estremismo, malattia infantile del comunismo”, Lenin descrive il triennio 1903-1905 come il vero e proprio periodo di preparazione della rivoluzione, e mostra come in quegli anni:

“I rappresentanti delle tre classi principali, delle tre principali tendenze politiche, la liberale borghese, la democratica piccolo-borghese (…) e la rivoluzionaria proletaria, anticipano e preparano, con una lotta asprissima sulle vedute programmatiche e tattiche, l’imminente lotta di classe aperta. [...] Quelle tendenze politiche e ideologiche che erano genuinamente di natura di classe si cristallizzarono nella lotta degli organi di stampa, dei partiti, delle frazioni e dei gruppi; le classi stavano forgiando le armi politiche e ideologiche necessarie per le battaglie imminenti.” E’ esattamente la fase in cui ci troviamo oggi. Il nostro compito, proprio come allora, consiste nel forgiare le armi politiche e ideologiche per le battaglie imminenti.

Se vogliamo sperare di essere all’altezza della nostra responsabilità storica, dobbiamo dare vita a una tendenza politica capace di affrontare le grandi sfide della nostra epoca, sorretta da un partito che le dia carne e sangue nella lotta di classe.

Non possiamo assolutamente permetterci un’altra generazione di marxisti sterili e frammentati. Non c’è tempo da perdere.

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