https://iclfi.org/pubs/spo/2026-cuba2
Sotto l’intensa pressione dell’imperialismo statunitense, il Partito comunista di Cuba (Pcc) ha annunciato una serie di riforme economiche che, se attuate, potrebbero portare alla distruzione delle conquiste della Rivoluzione cubana. Le riforme, ora approvate all’unanimità dall’Assemblea nazionale, smantellerebbero ciò che resta dell’economia pianificata e consentirebbero una proprietà privata quasi illimitata e la penetrazione economica imperialista nell’isola. I difensori della Rivoluzione cubana devono opporsi a queste misure, che aprono la porta alla controrivoluzione sostenuta dall’imperialismo.
Il leader del Pcc Díaz-Canel sostiene che le riforme siano necessarie per “proseguire il processo di costruzione socialista” sotto la minaccia dell’imperialismo statunitense. No! Sono una resa all’imperialismo. Gli “investitori” che si riverseranno sull’isola sono gli avvoltoi degli hedge fund, oltre ai gusanos di Miami che furono cacciati nel 1959 e che si impadroniranno dell’industria e delle risorse di Cuba per riempirsi le tasche. Smantelleranno completamente le conquiste residue della rivoluzione in settori come la sanità e l’istruzione e faranno in modo che, in un modo o nell’altro, il Pcc venga estromesso dal potere.
I dirigenti del Pcc sostengono di stare attuando il “modello” cinese/vietnamita, che ha visto l’introduzione di meccanismi di mercato e investimenti imperialisti sotto il controllo supremo dello Stato. Non è questo ciò che sta accadendo. Le misure che Díaz-Canal sta promuovendo sono esattamente quelle dettate dai governanti statunitensi, che sono determinati a distruggere l’unico Stato operaio delle Americhe. In risposta, i leader del Pcc hanno fatto affidamento sull’illusione delle trattative con Washington. Il risultato è stato un’escalation sempre più marcata degli attacchi da parte di Trump e Rubio. Con l’economia in rovina a causa del blocco statunitense, aggravata dalla cattiva gestione burocratica, i leader del Pcc stanno ora procedendo alla svendita della rivoluzione.
Il vero parallelo con ciò che sta accadendo oggi non è la Cina o il Vietnam, ma l’Unione Sovietica alla fine degli anni ’80. Le privatizzazioni su larga scala e le concessioni all’imperialismo sotto Mikhail Gorbaciov hanno spianato la strada alla distruzione del primo Stato operaio del mondo, un disastro per i lavoratori di tutto il mondo. Con le loro menzogne, la corruzione e la cattiva gestione economica, i governanti sovietici hanno spinto ampie fasce della popolazione verso destra, favorendo in modo massiccio la spinta alla controrivoluzione. La stessa minaccia incombe oggi su Cuba.
Combattiamo il tradimento dei dirigenti del Pcc!
Bisogna forgiare in fretta un’opposizione di sinistra alla linea dei dirigenti del Pcc, cercando di mobilitare il popolo lavoratore cubano contro la distruzione della propria rivoluzione. Tutti sanno che la situazione attuale (blackout quotidiani, grave carenza di cibo e medicine, collasso economico) non è sostenibile. Due alternative nettamente contrapposte si presentano ora al popolo cubano: la controrivoluzione capitalista e il dominio incontrastato dell’imperialismo statunitense, oppure la lotta per un socialismo autentico, epurato dal burocratismo e basato sulla democrazia operaia e sulla solidarietà con i lavoratori di tutto il mondo. Quest’ultima strada non è facile, ma è l’unica via da seguire. Non dobbiamo lasciare che la rivoluzione venga distrutta senza combattere!
Facciamo appello ai sostenitori dissidenti del Pcc e dell’Unión de Jóvenes Comunistas, agli attivisti indipendenti di sinistra e ad altri affinché si uniscano attorno a una prospettiva socialista combattiva. Il punto di partenza è porre fine a ogni conciliazione con gli imperialisti e fare appello ai lavoratori di tutto il mondo affinché si schierino a fianco di Cuba. Aspettare la fine del mandato di Trump e l’arrivo di un’amministrazione progressista negli Stati Uniti nel 2028 è un vicolo cieco assoluto. Il tempo sta per scadere e i democratici, come i repubblicani, sono nemici dichiarati della rivoluzione, che da decenni applicano i blocchi e le sanzioni. I lavoratori negli Stati Uniti, compresi quelli neri e latini, vengono schiacciati dagli incessanti attacchi capitalisti. Sono questi gli alleati a cui dobbiamo guardare.
Il blocco petrolifero di Washington funziona solo perché viene applicato dalle élite al potere in altre parti dell’America Latina: non solo dal Venezuela di Delcy Rodríguez, ma anche dai governi “progressisti” di Messico e Brasile. Invece di continuare a lodare questi governi come fa il Pcc, dobbiamo esigere che rompano il blocco statunitense, riprendendo e aumentando fortemente le spedizioni di carburante a Cuba. Ciò significa esortare i lavoratori di tali paesi ad agire indipendentemente dai propri governanti e contro di loro. Questo non solo aiuterebbe direttamente Cuba, ma farebbe avanzare la lotta antimperialista in tutta l’America Latina.
Un’opposizione di sinistra deve esortare il Partito comunista cinese a porre fine alla politica di conciliazione con l’imperialismo e a fornire aiuti e personale per ricostruire le infrastrutture cubane. La classe operaia cinese, con il suo potere sociale senza pari, deve lanciare lo stesso appello. Le spedizioni di riso e altri aiuti umanitari sono di gran lunga insufficienti. Se Cuba dimostrasse di essere pronta a lottare, ciò potrebbe mobilitare centinaia di milioni di lavoratori in Cina e nel Sud del mondo.
Ai militanti di sinistra all’estero che si sono mobilitati in difesa di Cuba sostenendo le politiche della leadership del Pcc, diciamo: cambiate rotta! È più chiaro che mai che difendere la Rivoluzione cubana significa combattere la palese capitolazione del governo di Díaz-Canel di fronte all’imperialismo, sostenuta esplicitamente da Raúl Castro.
All’interno di Cuba, un’opposizione di sinistra alla leadership del Pcc deve rivolgersi ai lavoratori e ai contadini per cercare una strada diversa. Molti cubani, specialmente i più giovani, detestano le politiche perseguite dal Pcc che hanno portato a grandi disuguaglianze e difficoltà. Ma non viene loro offerta una via d’uscita. L’apertura di Cuba agli imperialisti produrrà disuguaglianze di gran lunga maggiori e distruggerà le conquiste concrete ottenute grazie alla rivoluzione del 1959. Il problema non è la pianificazione economica, ma la cattiva gestione burocratica e la corruzione. E il vero socialismo richiede la democrazia operaia, non la soppressione delle opinioni socialiste dissidenti e la repressione delle proteste legittime.
Le prossime settimane dimostreranno se sarà possibile forgiare un’opposizione genuinamente socialista alla linea disastrosa dei leader del Pcc. Il tempo sta finendo. È di importanza storica che i veri comunisti si dimostrino all’altezza della situazione e lottino per la difesa della Rivoluzione cubana!

