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18 giugno - La tregua nella guerra degli Stati Uniti contro l’Iran ha fermato, per ora, le bombe degli imperialisti. Ma coloro che hanno correttamente difeso l’Iran durante la guerra devono avere una visione lucida della situazione se vogliono continuare la lotta e tracciare una strategia in grado di sconfiggere gli Stati Uniti e i loro complici israeliani.
Trump ha fallito miseramente nel tentativo di ottenere la “resa incondizionata” dell’Iran, come aveva preteso. E il fatto che l’Iran abbia resistito ai colpi della più grande potenza imperialista è già di per sé significativo. Su questa base, e nonostante l’opposizione degli elementi della linea dura, la Repubblica islamica ha proclamato la vittoria, trovando eco in gran parte della sinistra a livello internazionale. Ma la dura verità è che l’equilibrio delle forze nella regione non è cambiato in modo sostanziale.
L’accordo prevede essenzialmente che gli Stati Uniti paghino l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, con negoziati in seguito. Nessuna delle questioni strategiche che hanno scatenato questa guerra è stata risolta, e l’Iran non ha ottenuto nulla di fondamentale. Qualsiasi offerta di aiuto finanziario sarà legata alla “performance” dell’Iran nel rispettare l’accordo, con Trump che minaccia di riprendere i bombardamenti se necessario. Per quanto riguarda i 300 miliardi di dollari di fondi per lo “sviluppo” e la revoca di tutte le sanzioni, si tratta di promesse volte a strappare ulteriori concessioni all’Iran, che ha già accettato di ridurre le proprie scorte di uranio altamente arricchito. Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno subito delle battute d’arresto, ma non di grande entità. In sintesi, il risultato principale è che la Repubblica islamica può sopravvivere per combattere un’altra volta.
E sicuramente dovrà combattere. L’Asse del Male statunitense-israeliano rimane determinato come sempre a eliminare la Repubblica islamica in quanto contrappeso al proprio potere in Medio Oriente. Gli ultimi 100 giorni devono essere visti solo come un capitolo della campagna decennale degli Stati Uniti volta a distruggere questo ostacolo. Gli Stati Uniti e Israele useranno ora questo tempo per riarmarsi, mentre l’Iran sarà impegnato a ricostruire le proprie infrastrutture e rilanciare un’economia a pezzi. Per quanto riguarda il Libano, solo uno sciocco potrebbe pensare che Netanyahu interromperà i bombardamenti solo perché ha ricevuto una ramanzina da Trump. Gli Stati Uniti e Israele faranno tutto il possibile per schiacciare definitivamente Hezbollah, utilizzando l’“accordo di pace” per proseguire la loro lenta opera di logoramento. Nel frattempo, i sionisti hanno steso un velo di terrore sulla Cisgiordania dopo aver ridotto Gaza in macerie.
Se gli Stati Uniti manterranno la promessa di allentare le sanzioni e sbloccare i fondi iraniani congelati all’estero, non potremo che accoglierlo con favore. Tuttavia, tali concessioni non affrontano gli ostacoli strategici alla sicurezza dell’Iran. Tra questi, fondamentali sono il programma di arricchimento nucleare, i sistemi di difesa contro i missili balistici e il sostegno all’Asse della Resistenza. Tutti questi temi saranno al centro dei prossimi colloqui. Riuniti ieri in Francia, i leader dei paesi imperialisti del G7 (che hanno strillato come maiali allo scannatoio quando Trump aveva chiuso lo Stretto di Hormuz) hanno dichiarato che l’accordo di tregua rappresenta “un’occasione storica per impedire all’Iran di acquisire qualsiasi arma nucleare”. Ciò che è in gioco qui, come lo è stato per decenni, è il diritto e il dovere dell’Iran di sviluppare qualsiasi mezzo necessario alla propria difesa.
Quando si tratta di resistere all’aggressione imperialista, la guerra in Iran ha dimostrato per l’ennesima volta che gli eroi del “multipolarismo” sono del tutto inutili. Concentrata sulla sua guerra in Ucraina, la Russia è rimasta sostanzialmente in disparte, accontentandosi dell’opportunità ottenuta per commercializzare il proprio petrolio. Per quanto riguarda la Cina, la leadership del Partito Comunista Cinese (PCC) ha svolto il suo solito ruolo di pacificatore, rifiutandosi di opporre qualsiasi resistenza ai briganti statunitensi anche mentre questi attaccavano uno dei loro principali partner commerciali. Durante tutta la guerra, ha esercitato continue pressioni sull’Iran affinché accettasse un accordo. Inoltre, ha utilizzato le enormi riserve petrolifere cinesi per ridurre le importazioni dall’Iran, allentando così i prezzi globali del petrolio e alleviando l’intensa pressione a cui Trump era sottoposto sul fronte interno per riaprire lo Stretto. Più a lungo il PCC si rifiuta di resistere all’aggressione statunitense, più tempo e spazio concede agli imperialisti per circondare la Cina, il che è proprio uno dei loro obiettivi nel prendere di mira l’Iran.
È ora necessario che la sinistra e il movimento operaio facciano il punto della situazione e ne traggano alcuni insegnamenti. L’esercito iraniano ha tenuto bene il campo contro gli attacchi statunitensi e, sebbene Israele abbia inflitto perdite a Hezbollah, non è riuscito a spezzarlo. Gli oppositori dell’imperialismo possono trarne coraggio. Ma ciò non deve fargli perdere di vista il fatto che la strategia perseguita dall’Iran e dai suoi alleati è incapace di sconfiggere effettivamente l’imperialismo statunitense. Di fronte al ciclo infinito di sanzioni e guerra, il governo islamico cerca solo di opporre una resistenza sufficiente a guadagnarsi un po’ di respiro, facendo affidamento sull’“opinione pubblica” mondiale per contenere gli imperialisti e i sionisti.
Ciò che occorre invece è unire i lavoratori e le minoranze nazionali iraniane alle masse arabe della regione, nella lotta contro gli Stati Uniti e i loro strumenti in Israele e negli Stati del Golfo. I governanti iraniani non possono guidare una lotta del genere. Qualunque merito possano aver acquisito per aver tenuto testa agli imperialisti, il loro clericalismo oppressivo e la loro visione nazionalista sono un veleno per i lavoratori iraniani e i popoli oppressi della regione. Pur schierandosi con fermezza in difesa dell’Iran, i rivoluzionari devono proporre una strategia internazionalista in grado di collegare la lotta per la liberazione in Medio Oriente alla lotta di classe negli Stati Uniti e nelle altre potenze capitalistiche. È lungo quella strada che si trova la sconfitta definitiva degli imperialisti e di tutti i loro agenti e rappresentanti.

